Il caso Exxon Valdez


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Redazionali

Comunicazione

Exxon Valdez, disastro in Alaska

25- marzo- 1989
La scorsa notte la petroliera exxon valdez, lunga 300 metri metri e con un carico di un milione di barili di greggio, dopo aver cambiato rotta per non scontrarsi con un iceberg, si è incagliata sulla Bligh Reef una secca di fronte alle coste dell’Alaska. Il forte urto ha provocato la fuoriuscita di più di 38 milioni di litri di petrolio nelle gelide acqua dell’Artico. Al momento dell’impatto il mare era calmo e piatto, ma i soccorsi hanno tardato ad arrivare, è pur vero che non sarebbero stati comunque in grado di affrontare il disastro per mancanza di attrezzature adatte. Una vasta area incontaminata e selvaggia del litorale dell’Alaska è adesso in serio pericolo, la marea di petrolio sta infatti raggiungendo indisturbata ben 740 km di coste tra il villaggio di Chignik e la Penisola dell’Alaska,causando la morte di numerosissimi uccelli marini e di altri animali acquatici.


 

 

 

La Exxon Mobil promette che pagherà ai pescatori 383 milioni di dollari come risarcimento per il disastro provocato dalla petroliera Exxon Valdez in Alaska.

27-Marzo-1989
Dopo solo tre giorni dal disastro ambientale che ha devastato le coste artiche, si è raggiunto un compromesso per il risarcimento alla popolazione locale da parte della Exxon Mobil.La Exxon Mobil ha infatti accettato di pagare ai pescatori danni equivalenti al 75 per cento di quanto la Corte suprema degli Stati Uniti in giugno aveva stabilito fosse il massimo ragionevole.Un risarcimento di 383 milioni di dollari, per il disastro ecologico provocato nel 1989 dalla petroliera Exxon Valdez in Alaska. Il portavoce della exxon mobil dichiara “Siamo vicini alla popolazione, comprendiamo i loro bisogni e verseremo entro ottobre una parte dei danni stabiliti, la data finale del pagamento verrà decisa nei prossimi giorni.”


 

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