Il caso Exxon Valdez


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Exxon Valdez, vent'anni fa il disastro

Il 24 marzo 1989, poco dopo la mezzanotte, la superpetroliera Exxon Valdez si incagliava su un fondale basso e roccioso della baia di Prince William in Alaska, rovesciando 50 mila tonnellate di greggio che andarono ad inquinare 1.900 chilometri di coste
Sono passati vent'anni da uno dei più grandi disastri marini. Il 24 marzo 1989, poco dopo la mezzanotte, infatti, la superpetroliera Exxon Valdez si incagliava su un fondale basso e roccioso della baia di Prince William in Alaska, rovesciando 50mila tonnellate di greggio che andarono ad inquinare 1.900 chilometri di coste di una delle baia più spettacolari dell'Alaska. Fu la più grande catastrofe ecologica della storia americana. In quelle acque nere dell' Alaska morirono, secondo stime di massima, 250mila uccelli marini, 2.800 lontre, 300 foche, 250 aquile di mare, 22 orche. L'immagine che fece il giro del mondo e che ancora oggi rimane nella memoria di tutti è quella di un cormorano con le ali incollate che tenta, invano, di alzarsi in volo.


La Exxon fu a suo tempo condannata a pagare a 33 mila persone tra pescatori e lavoratori marittimi risarcimenti per 3,4 miliardi di dollari, più altri 5 miliardi per quelli che il diritto americano definì danni "punitivi".

Il 25 giugno del 2008 la Corte Suprema stabilì che quei danni 'punitivi' erano da considerarsi eccessivi e si raccomandò di ricalcolarli, fissando il tetto massimo di 507 milioni di dollari. Cioé dieci volte meno quanto valutato dal primo giudice al termine della prima fase del processo.

Il 27 agosto del 2008 la Exxon Mobil ha accettato di pagare ai pescatori danni equivalenti al 75% cento di quanto la Corte suprema degli Stati Uniti in giugno aveva stabilito fosse il massimo ragionevole, vale a dire 383 milioni di dollari, per il disastro ecologico.


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