Mario Fagone

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Tecnica in Sicilia

Fase Tarda

La tecnica dell'ultima fase

Il pittore, come già sappiamo in questo periodo era in fuga e tecnicamente doveva avere una considerevole fretta nell'eseguire le proprie tele e di conseguenza fu costretto ad usare materiali diversi di luogo in luogo, facendo un uso abbondante di terra d'ombra, nero carbone o verde rame. Questi materiali erano scuri perché, se mescolati con terra d'ombra e altri essiccativi, favorivano una veloce asciugatura però a danno della peculiarità tecnica. Ad esempio, Caravaggio usava una calcite, un materiale di cui il terreno siciliano è ricco, e vari gialli di stagno, piombo e antimonio. Qui l'artista non faceva più uso di modelli in posa (nella Resurrezione di Lazzaro forse fa un'eccezione), come usava fare nel periodo precedente, ma riprendeva modelli di personaggi che aveva anteriormente dipinto o, in alcuni casi, archetipi di personaggi di altri autori; in molte circostanze, usava anche dei manichini da cui ricavava la proiezione delle teste. Caravaggio omologò le misure delle sue tele di 2x3 mt per le misure piccole e medie e di 3x4 mt per le grandi misure. In Sicilia, come a Malta, eseguì opere prevalentemente di grande misura con uno sfondo di grandi spazi vuoti che probabilmente dovevano essere riempiti nel minor tempo possibile; Il maestro distribuì così i personaggi nello spazio in una nuova e triste ripartizione: i personaggi, a grandezza naturale, sono concentrati fittamente nella parte bassa, mentre la metà superiore delle tele è lasciata in un afflitto isolamento, vincolata al rispetto dei limiti perimetrali del dipinto, con una nuova sensazione di solitudine. I pochi mezzi a disposizione obbligano Michelangelo a nuovi modi di lavorare, infatti rafforza i contrasti luministici e gioca con esse su uno sfondo mediamente scuro; sulle tele poi stende strati spessi di biacca che affrettano l'essiccamento e fa uso di leggerissime velature di bruni che, se applicate in uno strato sottile, fa venire meno la loro proprietà di rallentare l'asciugatura. Tuttavia Caravaggio aggiunge una maggiore quantità di olio per ammorbidire gli impasti, soprattutto nella biacca usata per gli incarnati. I personaggi sono colpiti da una luce in movimento mentre gli oggetti sono investiti da più sorgenti provenienti da più direzioni in moda tale che ogni elemento della scena è illuminato da una luce propria. Negli ultimi suoi capolavori, entrano sulla scena dominanti le tenebre che attorniano i personaggi, mentre le figure più raffinate e ingentilite delle opere precedenti, adesso sono incerte e sfumate, sembrano degli spiriti che diffondono una luce più intima.

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Preparazione della tela

Caravaggio trattava la tela (che poteva essere di lino, di canapa o di cotone) con la biacca, poi stendeva sullo sfondo una mano di nero carbone, a cui aggiungeva progressivamente altre velature nere da ricollegarsi al cosiddetto olio nero trasparente. In questo periodo fa uso del bitume, del mummia e delle lacche perché gradisce dei fondi opachi affinché assorbano meglio la luce. Il bitume annerisce e sporca, mentre il mummia è più trasparente e non sporca. La presenza di queste sostanze sono assai difficile da distinguere l'una dall'altra e può essere rivelata solo con l'uso di apparecchiature elettroniche specifiche. E' necessario fare una distinzione tra bitume, asfalto e mummia. Il bitume è un prodotto che si forma in seguito all'evaporazione dei componenti più leggeri del petrolio e alla polimerizzazione e parziale ossidazione del residuo, di colore nerastro solido, steso in strati sottili forniva un colore dorato trasparente, ha difficoltà ad asciugare e liquefa a basse temperature. L'asfalto è anch'esso un bitume proveniente dal Mar Morto, o da Cuba o dal Perù, o dalla Giudea o da Agrigento; talvolta è chiamato olio di Sicilia e usato per le lucerne; alcuni pittori lo usavano mescolato ad olio per fare un colore nero giallognolo. Il mummia è invece ottenuto dai resti umani dei defunti egizi, miscelati a resina e pece; ha una maggiore friabilità e migliore dispersione in olio e soprattutto minore tendenza a sciogliersi del bitume.
Queste patine scure assorbono meglio la luce facendo risaltare le tinte chiare che affiorano ed erompono sature e vivaci. Tuttavia posseggono anche il lato negativo che è quello che col tempo alterano gli equilibri cromatici, mentre rafforzano le ombre. Questo processo provoca disgraziatamente un generale annerimento delle opere poiché assorbono le mezze tinte deteriorandole. Il rischio è che il bitume si opacizza e perde trasparenza e spesso reagisce creando uno sgranamento della pellicola pittorica. Anche le lacche perdono trasparenza ma, in caso di restauro, possono essere asportate con una certa facilità.

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Evoluzione delle preparazioni
Fase giovanile

  • . Preparazioni chiare, grigie o ocra
  • . 1 o 2 strati (progressivamente più scuri)
  • . Ultimo strato liscio, compatto, levigato (stesura pittorica raffinata). Molto radiopache.

Fase matura

  • . Preparazione che scuriscono, da rosse a rosso brune; in seguito (dalla Giuditta e Oloferne di Roma alla -..Flagellazione di Napoli) si nota l'uso della malachite per conferire una tonalità più fredda
  • . 3 strati (bianco, ocra, scuro): con olio solo alla fine

Fase tarda

  • . Aranciate (a Malta e nell'Adorazione dei pastori di Messina)
  • . Poi brune terrose (terra di ombra e nero carbone) nelle altre opere siciliane (resti fossili, calcite di origine ...organica)
  • . Ultime opere: sempre più nere, sempre più granulose e porose
  • . Completamente radiotrasparenti
  • . 1 o 2 strati sempre di mestica (olio fin dal primo livello)


L'imprimitura fredda, composta da verderame, bianco di piombo e terra di ombra del periodo tardo romano, forniva una colorazione acidula, utile come sottotono chiaro che il Caravaggio apprezzava nella fase tarda romana. Già a Malta e in Sicilia non compare più la malachite o azzurrite, l'essiccativo che il maestro usava nella fase tarda romana. In questa ultima fase, la preparazione è stata applicata rozzamente. Questa nuova preparazione determinava un effetto chiazzato e maculato perché gli inerti (minerali: nero carbone, ocra gialla e rossa, terre) venivano stati macinati superficialmente e, sebbene mischiati ad olio, provocava alta porosità e poca elasticità. Sia nella Decollazione del Battista di Malta che nella Resurrezione di Lazzaro di Messina è possibile osservare un reticolo fitto di microfratture . Molti studiosi ritengono che sia il bitume così come le lacche e le resine venivano usate come vernice finale protettiva su tutta la superficie dipinta, ma anche ad ottenere, qualvolta un effetto lucido, tre volte opaco e assicurare così una maggiore brillantezza alle tinte.
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