Mario Fagone

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Siracusa

Tappe siciliane


Breve soggiorno a Siracusa

Il breve soggiorno di Caravaggio in Sicilia non termina con una fuga come era iniziato; probabilmente il pittore desiderava tornare a Napoli, dove anni prima aveva trovato un'ottima accoglienza, o intendeva fare una tappa di avvicinamento verso Roma, avendo avuto notizie che davano buone probabilità alla revoca della sua condanna per l'omicidio Tomassoni. Prima di raggiungere Messina, sede diocesana del Patriarca, Michelangelo era stato accompagnato a Siracusa dove ritrovò l'amico e collega dei tempi romani, quel Marco Minniti che spesso gli aveva fatto da modello; anche tramite l'interessamento dell'amico e dei francescani, si procura un numero importante di commissioni. Si recò a Siracusa prima di Messina perché il suo primo incarico fu quello della pala del Seppellimento di Santa Lucia (fig.19) per la chiesa dedicata alla martire siracusana, una tela di 408 per 300 cm, realizzata in tempi brevissimi (arrivato a metà ottobre, a dicembre Caravaggio partiva già per Messina). Il telaio è coperto da una tela particolarmente fitta, (di peggiore qualità infatti il filato mostra ringrossi a fuso, rispetto alle altre tele siciliane che hanno un filo più attorto), anche se composta. La scena è un dramma rituale in un ambiente che contemporaneamente è teatro, catacomba e latomia. Sarà stato anche condizionato dal fatto che il cavaliere Don Vincenzo Mirabella lo aveva accompagnato, precedentemente, a visitare proprio le latomie di Siracusa e, non celando una certa compiacenza, aveva osservato: - Non vedete voi come il tiranno per voler fare un vaso che per far sentire le cose servisse, non volesse altronde pigliare il modello che da quello che la natura, per lo medesimo effetto, fabbricò: onde ei fece questa carcere a somiglianza di un orecchio.- Il grande muro che fa da sfondo alla scena, per quasi due terzi della superficie (12 metri quadrati è la misura totale della tela), è stato attribuito a una certa stanchezza del pittore e giudicato una soluzione per arrivare a concludere l'opera. I due massicci becchini, in primo piano, sembrano uscire dalla tela, mentre le figure istituzionali, il vescovo benedicente e il soldato, sembrano essere li per lavoro. Il corpo disteso della santa mostra uno degli scorci caravaggeschi più audaci: la distanza tra la spalla e la mano non supera i trenta centimetri. L'unico personaggio che si dispera potrebbe rappresentare Eutiche, la mamma di Lucia. La parentela sarebbe rimarcata dalla massima intensità del dolore palesato dalla persona anziana, in rapporto a quello sentito dai presenti. La disperazione di Eutiche per la morte della figlia ci riconduce all'antico culto di Demetra per la discesa di Kore nel regno dei morti. La preparazione composta da biacca, carbonato di calcio, terre gialle, rosse nero ed olio avrebbe favorito il colore e la dolcezza dei toni dominanti. La grande pala dipinta doveva essere esposta sull'altare maggiore per essere presentata ai fedeli il 13 dicembre, giorno dedicato alla santa siracusana.
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Fig.19

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