Mario Fagone

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Messina

Tappe siciliane

Fig.20Fig.21Fig.22

Messina: porto franco

Dopo aver ultimato la pala siracusana, Michelangelo si diresse a Messina, una città, porto franco al centro del mediterraneo, attrattiva di molti commercianti (in gran numero genovesi, che godevano di privilegi e franchigie); era una città molto operosa dove si produceva perfino la migliore seta d' Europa. Oggi l'intera stanza 10 del Museo Nazionale è dedicata a Caravaggio, che ha lavorato a Messina nel suo ultimo periodo, tra il 1608 e il 1609, con due capolavori, l'Adorazione dei pastori e la Resurrezione di Lazzaro, così come opere di altri pittori che mostrano l'influenza Caravaggesca. Non sappiamo esattamente dove Michelangelo avrebbe alloggiato durante il suo soggiorno messinese. Si può ipotizzare che il Patriarca abbia potuto sistemarlo in uno dei due conventi francescani che sorgevano poco distanti dalla città. Appare più probabile in quello di San Francesco di Assisi, in quanto sorgeva in una posizione meno periferica, Per ognuna delle tele dipinte qui, Caravaggio riscosse la più alta ricompensa di tutta la sua carriera artistica: 1000 scudi.
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Resurrezione di Lazzaro
Un ricco mercante genovese a Messina, Giovanni Battista de' Lazzari, divenuto un personaggio di primo piano della società messinese, aveva stipulato un contratto con i frati crociferi per i quali si obbligava a costruire a sue spese la cappella principale di San Pietro e Paolo e si impegnava inoltre a far eseguire un dipinto da collocare sull'altare della cappella maggiore che raffigurasse la Madonna con San Giovanni Battista e altri Santi. L'arrivo di Caravaggio a Messina coincise con la fondazione della cappella dei Santi Pietro e Paolo. Giovanni Battista de Lazzari chiese al maestro di dipingere la pala d'altare con la Madonna e i Santi, ma Caravaggio lo indusse a cambiare il tema, già convento nel contratto del 6 dicembre, e gli propose la realizzazione di una Resurrezione di Lazzaro (fig.20) in onore al suo nome. Sembra che, terminata l'opera, nel mostrarla al committente e ai frati, qualcuno espresse la propria opinione, Michelangelo allora sguainò il pugnale e ridusse la tela in pietosi frammenti. Caravaggio immediatamente tranquillizzò i presenti per l'inattesa violenza e assicurò loro che ne avrebbe eseguito una seconda copia al più presto . Tuttavia questo episodio solitamente non ha riscontrato attendibilità da parte degli studiosi. Pagine e pagine di commenti hanno visto in questo quadro il riflesso del dramma esistenziale della religiosità di Caravaggio, sospeso tra speranza e disperazione, bramoso di espiazione ma scettico sulla propria redenzione. Misticismo a parte, è da notare che il personaggio-autoritratto, in versione giovanile, non guarda né verso Lazzaro né verso Cristo. Anche in questa tela l'azione si svolge in interni, secondo una prassi adottata da Caravaggio dopo un breve periodo di "maniera chiara". Michelangelo, nel progettare questo capolavoro, avrebbe pensato alla scena nella catacomba, dove era stato seppellito Lazzaro, con i personaggi allineati come nel bassorilievo di un sarcofago. Ma avrà voluto fare riferimento anche alla Resurrezione di Lazzaro e alla Resurrezione del bambino di Sessa Aurunca, dipinti ambedue da Giotto. Forse in omaggio all'Ordine di appartenenza del Patriarca perché Giotto è il pittore francescano per eccellenza. Il gruppo delle donne, Marta e Maria Maddalena sono protese verso il volto del fratello; nei volti di Lazzaro e la sorella Marta, Caravaggio aveva riproposto il bacio della madre al bambino di Sessa Aurunca, con gli specifici profili combacianti in senso opposto. Narra il messinese Susinno che per la realizzazione di questa tela, il Merisi si fece dare una stanza dell'ospedale della città, richiedendo di avere come modello un vero cadavere. La Resurrezione di Lazzaro, che dovrebbe essere un inno alla gioia per la vita che sta per essere ritrovata, in realtà riporta l'idea della morte; Lazzaro infatti non appare come una essere che risorge dalla vita, ma che lotta ancora disperatamente con la morte, con un contrasto drammatico fra corpo inerte e le braccia spalancate. Le tonalità brune, gli spazi vuoti e oscuri che circondano i personaggi, sono tipici, come già si è detto, dell'ultima produzione del maestro.
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Madonna del Parto
Durante il suo soggiorno in Sicilia il maestro abbandona per sempre i colori splendidi della gioventù perché cercava nuovamente un dialogo più forte ed incisivo tra le figure e l'habitat vuoto che le delimita. L'Adorazione dei Pastori o Madonna del parto (fig.21) è stato ordinato dal senato di Messina per la chiesa dei Cappuccini di Santa Maria degli Angeli. Probabilmente Caravaggio aveva scelto il tema della Natività, in accordo con gli stessi frati Minori di Messina. L'opera è permeata da una purezza francescana forte che testimonia la semplicità e l'umiltà predicate da San Francesco: nella stalla di legno vi sono un asino, un bue, la Sacra Famiglia e i pastori. Qui l'influenza di Giotto si manifesta in modo evidente nella rappresentazione dell'asinello in primissimo piano che nasconde il bue e che occupa quasi il terzo centrale della tela (circa sette metri quadrati), mentre gli astanti in adorazione coprono lo spazio rimasto. Sembra che Michelangelo avesse preso lo spunto di questo tema della Madonna del Parto nel convento di San Francesco d'Assisi (dove appunto potrebbe aver dimorato e dipinto la tela) proprio in un angolo del chiosco, nel luogo in cui era affissa una tavola rovinata e tarlata di un autore francese, e nella cappella dell'attigua basilica, laddove esisteva una copia fatta della stessa tavola, fatta realizzare perché non si perdesse il ricordo dell'originale. Nella Madonna dei Pellegrini, opera del suo soggiorno a Roma, come modella della Madre Santa, aveva fatto posare la sua donna, la bellissima Lena; la modella della Madonna del Parto e dell'Annunciazione (opera che dipinse per il duca di Lorena), invece era una siciliana, piccola e minuta che Caravaggio aveva distolto dalla sua solita quotidianità. E' interessante sottolineare che mentre a Siracusa, Kore era divenuta Lucia, a Messina Afrodite diventava Maria, avendo Merisi posizionato la sua modella come l'immagine nuda della Venere d'Urbino, dipinta da Tiziano per Guidobaldo della Rovere. Purtroppo il trascorrere del tempo ha sbiadito il tetto della capanna che non è più percepibile ad occhio nudo, ma è ancora identificabile in seguito ad un esame riflettografico a infrarossi; con la stessa procedura è possibile anche riscontrare numerose impronte digitali dell'artista che testimoniano l'uso delle dita allo scopo di realizzare un suo risultato pittorico finale soddisfacente.
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Annunciazione
Caravaggio realizzò l'Annunciazione (fig.22) nell'ultima fase della sua attività di artista, forse in Sicilia o durante il secondo soggiorno napoletano (1609 circa) ; è un'opera ad olio su tela (285 x 205 cm) eseguita per il duca di Lorena. La tela è conservata nel Musée des Beaux-Arts di Nancy (Francia). Caravaggio presenta il tema classico dell'Annunciazione in una prospettiva nuova, e per certi versi rivoluzionaria: l'angelo infatti, nella iconografia classica, è raffigurato di fronte a Maria, in piedi o in ginocchio, comunque leggermente inchinato verso la donna; Caravaggio invece mostra l'angelo mentre è ancora in volo e volge le spalle a chi guarda; questa prospettiva dall'alto, in cui si trova pure lo spettatore, porta inoltre la figura dell'angelo ad essere più grande di quella di Maria; infine è Maria ad essere inchinata di fronte al messaggero di Dio, e non viceversa.
L'opera fu quasi sicuramente lasciata incompiuta dal pittore, probabilmente a causa della sua continua fuga, dopo il soggiorno a Malta, e poi finita probabilmente da qualche allievo. Ciò si comprende osservando attentamente le figure dell'angelo (che si distingue nettamente nel disegno e nel potente chiaroscuro) e quella della Vergine e dello sfondo (più inconsistenti). L'opera è stata mortificata da numerosi restauri effettuati nel passato; è ormai un'ombra del dipinto originale che si presta poco ad essere analizzato tanto che non è più possibile una chiara lettura tecnica.
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