Mario Fagone

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Itinerario siciliano

Fase Tarda

Itinerario

Il Bellori, che non era mai stato in Sicilia, nella sua biografia (1672) colloca, seguendo una sua logica, il percorso siciliano di Caravaggio nel seguente ordine delle tre città detentrici dei suoi capolavori: Siracusa, Messina e Palermo. Ma se si fosse sbagliato? Alvise Spadaro, critico d'arte, giornalista e scrittore, considera invece che Caravaggio, proveniente da Malta, subito dopo essere sbarcato a Gela (città di approdo di successivi viaggiatori stranieri), si diresse a Caltagirone, che non dista molto dalla costa gelese. Qui fu ricevuto, probabilmente da fra' Bonaventura Secusio (il Patriarca), per concordare le modalità su come eseguire la sua prima opera destinata ai francescani. I contatti di Michelangelo con i francescani, nella penisola furono appoggiati da Borromeo e da Bourbon del Monte, mentre in Sicilia fu introdotto, nel mondo delle commesse di opere d'arte, dal Patriarca e dai frati Minori che lo ospitarono in più occasioni. Da Caltagirone avrebbe raggiunto Siracusa per dipingere la pala d'altare per la chiesa di Santa Lucia e dopo solo due mesi, partì per Messina per poi, successivamente, recarsi a Palermo. Caravaggio raggiunse sia Messina che Palermo via mare perché, nell'ottocento, era il percorso più conveniente. A Palermo, per eseguire l'opera per l'oratorio di San Lorenzo, ebbe a disposizione il solo mese di maggio; doveva raggiungere Messina per consegnare ai committenti gli ultimi tre dipinti, prima di lasciare la Sicilia alla volta di Napoli. Michelangelo cambiò il suo modo di dipingere notevolmente rispetto al periodo precedente, consapevole del poco tempo che aveva a disposizione sul territorio siciliano; la sua arte si fa ulteriormente tesa e drammatica, appaiono ampi spazi vuoti che incombono sulle figure. Ma di questo ne parleremo, in modo più analitico, nelle pagine successive.

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Il Patriarca di Caltagirone

Giunto in Sicilia, come sappiamo già, oltre a Mario Minniti, Caravaggio conobbe fra' Bonaventura Secusio di Caltagirone, chiamato il Patriarca (fig.17) ; tramite il suo interessamento aveva fatto ottenere al Merisi numerose commissioni. Il giovane religioso era stato appena eletto, il 5 giugno 1593, custode della Provincia di Sicilia dei frati Minori osservanti e ministro generale dell'Ordine francescano . Era tenuto abbastanza in considerazione anche dal Vaticano, tanto che Clemente VIII lo incaricò, in qualità di Legato speciale , di occuparsi delle trattative per la pace tra Filippo II di Spagna, che aveva occupato alcuni territori francesi, ed Enrico IV che aveva fatto ritorno verso la religione cattolica . Il nuovo re di Spagna, Filippo III, successivamente lo nomina vescovo di Patti dove fu consacrato il 30 aprile 1601 . Fin quando, il nuovo Papa, Paolo V Borghese, successore di Alessandro dei Medici, lo consacrò arcivescovo di Messina. Il Patriarca si recava a Caltagirone sovente, dove era nato, da una nobile famiglia, giunta in Sicilia a seguito del gran conte Ruggero d'Altavilla, in conseguenza alla cacciata dei musulmani. Fino a quando Alvise Spadaro, ancora studente universitario a Catania, non presenta e discute la sua monografia sul Caravaggio. Fino a quel momento nessun studioso ancora era venuto a conoscenza della permanenza del pittore lombardo a Caltagirone. Esiste un testo manoscritto che documenta questo soggiorno e che soprattutto mette in relazione il pittore con la presenza contemporanea a Caltagirone dell'arcivescovo di Messina. Spadaro era ancora bambino quando suo padre, davanti ad una statua della Madonna cinquecentesca, custodita nella chiesa di Santa Maria di Gesù a Caltagirone, gli disse: - Tanti anni fa, un famosissimo pittore chiamato Caravaggio, quando si trovò come noi davanti a questa statua di marmo, rimase incantato che disse: Chi la vuole più bella vada in Cielo -. Spadaro ha anche il merito di aver ritrovato una copia della "Natività con i Santi Lorenzo e Francesco" che era collocata proprio dietro la scrivania del prefetto di Catania. La copia, dipinta da Paolo Geraci diciotto anni dopo l'originale, risulta basilare in quanto unica testimonianza dell'opera dipinta a Palermo dal Caravaggio, che come già è stato detto, fu rubata nel 1969 e non è più stata ritrovata.
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