Mario Fagone

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Caravaggio


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Michelangelo Merisi da Caravaggio

In tutta la sua vita, Caravaggio si è sempre distinto per due entità della sua personalità moralmente opposte: la sua aggressività e violenza, che lo ha portato spesso nel bel mezzo della cronaca nera, e la sua grandezza artistica in una maglia strettissima tra esistenza prepotente e speciale ingegno e intelligenza. I critici del tempo, di fronte a un artista di così eccezionale talento, hanno dovuto, pur con un certo imbarazzo, tener conto di trovarsi di fronte ad un trasgressore, ad un immorale, ad un omicida. Oggi noi non percepiamo più questa contraddizione morale ed esistenziale tra l'artista talentuoso e il condannato a morte, tra l'uomo schizoide e violento e l'artista ispiratore di numerosi Angeli e Madonne, anzi questa doppia psiche dell'uomo e dell'artista diviene una chiave per cercare di capire l'enigma e il dramma di uno dei più grandi artisti della storia dell'arte. Oggi nell'ammirare le sue opere, Caravaggio ci appare perbene, reale, ma soprattutto si viene coinvolti emotivamente come protagonisti di quella pittura. In quell'attimo, all'osservatore viene richiesto un gioco visivo che dia consistenza e testimonianza all'opera caravaggesca, si trova solo con lui, fra le luci e le ombre, davanti al mistero della vita e del destino, davanti alla bellezza dell'arte, davanti al turbamento del divino, davanti alla miseria e alla eternità dell'uomo. Pirandello, per esempio, non credeva nell'immortalità dell'artista, ma sembrava credere più all'immortalità delle opere artistiche. I capolavori per lui erano immortali come una statua, come un dipinto celeberrimo, in una eterna solitudine delle forme immutabili, fuori dal tempo da cui chi ha creato resta escluso: l'immortalità poteva riguardare l'opera ma non poteva riguardare l'autore. In questo c'è una distonia, infatti l'opera d'arte resiste nel tempo fisicamente, mentre l'immortalità dell'autore è sublimabile. Tuttavia Caravaggio riesce a comunicare così profondamente con il pubblico come mai nessun artista del passato. Per i contemporanei alcune opere, oggi considerate dei capolavori universali, furono rifiutate e rimosse, quasi con voltastomaco, dagli altari, ma immediatamente acquisite in lussuose collezioni private. I suoi dipinti non sono fatti di parole interpretative, ma appunto sono fatti di luci, di tenebre, di ombre esasperate che si impongono sull'osservatore come fonte di luce propria: è il suo ultimo modo di riscattarsi per continuare ad essere davvero vivo per tutta l'eternità. Oggi gli autori delle sue opere siamo noi, cioè i fruitori delle sue tele; quando si sta davanti ad un suo quadro, in realtà il quadro viene a completarsi nell'occhio di chi lo contempla: è proprio così che un'opera d'arte può diventare completamente immortale.


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Periodo lombardo


Michelangelo Merisi, soprannominato Caravaggio, è nato a Milano il 29 settembre del 1571, dove suo padre, Fermo Merisi, era l'amministratore di casa e l'architetto-decoratore del marchese di Caravaggio, una cittadina non lontano dalla città di Bergamo. Sua madre, Lucia Aratori, proveniva da una famiglia di possidenti della stessa zona. Nel 1576 la famiglia si trasferì a Caravaggio per sfuggire a una pestilenza che devastò Milano, e dove il padre di Caravaggio morì nel 1577. Si presume che l'artista sia cresciuto a Caravaggio, ma la sua famiglia ebbe legami con gli Sforza e con la potente famiglia Colonna, che era alleata per matrimonio con gli Sforza e destinata a svolgere un ruolo importante nel corso della vita di Caravaggio. La vedova con i suoi quattro figli rientrano a Milano nel 1584 e nello stesso anno egli iniziò i suoi quattro anni di apprendistato per il pittore milanese, Simone Peterzano, descritto, nello stesso contratto di apprendistato, come allievo del Tiziano. Dopo che il suo apprendistato fu concluso, Caravaggio sembra aver soggiornato nella zona tra "Milano-Caravaggio", ma è possibile che abbia visitato Venezia e che abbia potuto vedere le opere di Giorgione (che più tardi Federico Zuccari lo avrebbe accusato di imitare) e Tiziano.
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Stile pittorico
La maggior parte degli artisti del seicento hanno usato una tecnica in cui la figura pittorica veniva immaginata con una pungente, realistica, e costante concretezza. Lo stile che caratterizzava la maggior parte degli artisti del tempo era eccessivamente connesso ad un tipo di cultura accademica che si basava prevalentemente sullo studio dell'arte classica, con forti influssi derivati dai grandi protagonisti del periodo d'oro del Rinascimento italiano, su tutti, le figure di Michelangelo e Raffaello, nel centro Italia; per quanto riguarda il settentrione la pittura si rifaceva soprattutto a Tiziano, Correggio e Leonardo. Caravaggio usò una particolare tecnica pittorica nel realizzare le proprie opere che gli consentì il successo fino a diventare un esempio per molti artisti di ieri e di oggi. L'artista avrebbe acquisito anche familiarità con i tesori d'arte di Milano, tra cui l'Ultima Cena di Leonardo da Vinci, e con l'arte regionale lombarda, uno stile che è valutato per la semplicità e l'attenzione al dettaglio naturalistico che è stato più vicino al naturalismo tedesco che alla formalità stilizzata e alla grandezza del manierismo romano. Appunto la rivoluzione di Caravaggio resta nel naturalismo della sua opera, espresso nei soggetti dei suoi dipinti e nelle atmosfere in cui la plasticità delle figure viene evidenziata dalla particolare illuminazione che teatralmente sottolinea i volumi dei corpi che escono improvvisamente dal buio della scena. Sono pochi i quadri in cui il pittore lombardo dipinge lo sfondo, che passa nettamente in secondo piano rispetto ai soggetti, i veri e soli protagonisti della sua opera. Per la realizzazione dei suoi dipinti, Caravaggio nel suo studio posizionava delle lanterne in posti specifici per far sì che i modelli venissero illuminati solo in parte, mediante la "luce radente". Attraverso questo artificio, Caravaggio evidenziava le parti della scena che più riteneva interessanti lasciando il resto del corpo nel buio dell'ambiente.

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Una tecnica inimitabile
L'evoluzione tecnica di Michelangelo Merisi è scandita in quattro fasi salienti:

  • . L'esordio romano, il periodo in cui l'artista eseguiva "quattro teste al giorno" (1592-1598);
  • . Fase giovanile romana, il periodo in cui l'artista "irrobustì gli oscuri" (1598-1600;
  • . Fase matura romana in cui arrivò ad essere Egregius in Urbe pictor (1601- 1606);
  • . Fase tarda: periodo di fuga a Napoli, a Malta, in Sicilia (1606-1610)

Fin da giovane adotta una tecnica esecutiva che caratterizzerà tutta la sua intera produzione, ad esclusione di un solo dipinto a olio su muro e poche opere su tavola. Il maestro utilizzava quasi sempre la tecnica della pittura ad olio su tela, spesso riadoperando vecchie tele già dipinte in precedenza da altri pittori, sulle quali stendeva una preparazione di base di colore grigio, rossastro o nero. Una cosa abbastanza insolita è che Caravaggio non usava il disegno preliminare, il che non dimostra che non facesse schizzi o appunti, ma semplicemente attesta che il disegno grafico era per lui irrilevante. Avrà acquisito questo modo di procedere probabilmente dal maestro Simone Peterzano, che a sua volta aveva ereditato da Tiziano che adoperava le tracce umide lasciate da una spugna. Caravaggio era solito tracciare figure sulla tela con il manico del pennello, impugnato al contrario. Tuttavia questi tratti, alquanto sommarie, gli offrivano una guida essenziale per l'esecuzione dell'opera pittorica. Questi segni, chiamati dagli studiosi "Incisure", vengono adesso rilevati con la radiografia o la fotografia a luce radente; attraverso l'uso di questi strumenti vengono fornite indicazioni peculiari sul modo di lavorare di Michelangelo. L'assenza del disegno preparatorio indica che Caravaggio, di fronte alla realtà, ha l'ambizione di passare immediatamente dalla materialità alla pittura. Un attento studio delle sue opere, ci fa capire che le sue composizioni non fossero improvvisate, al contrario, Caravaggio studiava molto attentamente la posizione di ogni singolo personaggio, infatti costringeva i suoi modelli a lunghe e faticose sedute di attesa. Peraltro, a differenza di molti artisti, Caravaggio nel 1600 era già famoso per la sua visione artistica basata sul puro, evidente, intenso realismo e naturalismo drammatico espresso con il chiaroscuro. Per ottenere questo ponderato e geniale uso di chiaro e scuro, per cui è stato promotore di un nuovo modo di dipingere, dipingeva combinando olio e cera d'api e modellando figure di medio gamma di grigi, prima di stabilire le luci e le ombre adeguate.
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